Il ruolo delle Aziende Sanitarie nelle reti cliniche in Italia
Dicembre 2012
Il rapporto
Osservatorio FIASO La riorganizzazione ospedaliera legata all’attivazione di Reti cliniche è uno degli argomenti più attuali e maggiormente rilevanti nella sanità nazionale e regionale. Alcune Regioni italiane hanno da tempo ideato e attuato progetti di riorganizzazione nell’ottica della costruzione di reti di servizi che connettano ed integrino le specialità e le discipline, come anche l’ospedale con il territorio all’interno del quale esso opera. Trattandosi, per la maggior parte, di progetti ancora in via di sperimentazione o in corso di messa a regime definitiva, FIASO ha ritenuto rilevante indagare dapprima su quali basi e con quali modalità alcune Regioni abbiano messo in campo progetti di riorganizzazione socio-sanitaria basati sulla costruzione di reti. È subito dopo il 2000 che in Italia si assiste a un sempre maggior ricorso alla integrazione delle cure e all’organizzazione a rete dei servizi. Nonostante alcune complessità, le Reti cliniche hanno assunto da subito un ruolo fondamentale in termini di efficienza gestionale, decisionale e di integrazione: il tema è da alcuni anni sempre più presente a livello regionale, oltre che richiamato direttamente nei Piani Sanitari Regionali per la sua strategicità. Inoltre, è bene sottolineare che tali Piani hanno recepito, in alcuni casi, esperienze in fase di consolidamento, in altri invece hanno “annunciato” l’avvio delle progettualità. Nel tempo sono poi emersi altri aspetti legati a doppio filo alla creazione delle Reti cliniche e la cui compresenza le rende di estremo interesse agli occhi del settore sanitario. Mi riferisco a temi quali la multidisciplinarietà, la medicina evidence based, l’equità di accesso alle cure, la continuità della presa in carico e la centralità del paziente. Allo strumento “rete” è stato affidato il compito di rispondere a molteplici esigenze che negli anni sono maturate all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, quali ad esempio quelle di: • rispondere alla complessità crescente dei processi assistenziali ed alla necessità di integrare e/o condividere conoscenze, competenze, percorsi di assistenza; • rendere fruibili “a distanza” competenze specialistiche, aumentando così gli standard di assistenza erogati; • garantire l’equità di accesso alle cure; • ottimizzare la gestione del percorso diagnostico-terapeutico del paziente definendo esattamente il ruolo che il singolo nodo è chiamato a svolgere, con un conseguente miglioramento della qualità dell’assistenza (questo obiettivo ha trovato particolare spazio non solo nel rapporto tra ospedali, ma anche nella continuità assistenziale ospedale-territorio e nella conseguente presa in carico del paziente nella “rete locale”); • migliorare l’utilizzo delle risorse complessivamente disponibili; • adattare maggiormente il sistema delle cure ai bisogni dei pazienti; • “completare” il sistema di offerta affiancando le reti alla programmazione dei servizi e delle discipline nell’ambito delle singole Regioni. Il forte impulso alla creazione di reti ha determinato il moltiplicarsi, in ciascuna programmazione regionale, di soluzioni eterogenee. Al contempo, accanto alle previsioni istituzionali cresceva in questi anni l’esigenza, da parte dei professionisti, di “connettersi”, moltiplicandosi in tal modo le modalità di collaborazione, importanti ma non istituzionalizzate.
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