Marketplace 2023
Healing gardens in Ospedale
ASL CN2 Alba Bra
Razionale dell'esperienza
Il project work si è svolto presso l\'Ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno (CN). Si tratta di un Presidio Ospedaliero della ASL CN2 (Regione Piemonte – Area Sud Ovest), aperto nell\'anno 2020. L’Ospedale ha attivato al momento 370 posti letto, dispone di un Dipartimento di Accettazione e Urgenza di I livello con oltre 50.000 passaggi/anno di Pronto Soccorso, di 11 sale operatorie, di un Punto Nascita con circa 900 parti/anno, di servizi diagnostici e reparti di degenza, per servire una popolazione di circa 170.000 abitanti. Nell’anno 2022 sono stati effettuati un totale di circa 10.000 ricoveri ordinari e di 77.692 giornate di degenza. L’Ospedale offre percorsi diagnostico terapeutici assistenziali per le diverse patologie prevalenti e distribuite per le varie fasce d’età, in modo integrato con i servizi territoriali della ASL e in rete con gli altri ospedali piemontesi. Nell’Ospedale sono stati realizzati alcuni \"healing garden\". L’area a disposizione dell’ospedale offre la possibilità di immaginare molti ambienti verdi e colorati che, se messi in comunicazione tra di loro, andranno a formare un unico grande “disegno” destinato a chi abita e vive l’ospedale: dal paziente al personale sanitario e alle persone in visita. Un progetto di assoluta sostenibilità, che potrebbe essere arricchito mediante il collegamento del parco con la pista ciclabile, oggi da riprogettare, che, partendo da Alba, costeggerà il fiume Tanaro. Inoltre, nel luglio 2022 è stato inaugurato un appartamento didattico allestito presso la Casa della Salute di Cortemilia (ASLCN2), nell’ambito del progetto SENIOR-PITEM PRO-SOL. Si tratta della sperimentazione di un modello di intervento, che prevede il coinvolgimento, da parte di una équipe multiprofessionale, di persone over-75 (5 gruppi di 11 persone), nello svolgimento di 3 attività di monitoraggio delle patologie croniche individuali e nella sensibilizzazione e formazione su stili di vita sani e idonei al loro stato di salute, con particolare riguardo all’attività fisica adattata, alla socializzazione e all’allenamento cognitivo. Obiettivo principale del progetto è sviluppare nuovi servizi socio-sanitari per le persone anziane nelle zone rurali e montane transfrontaliere franco-italiane, sperimentando modelli innovativi di prevenzione della perdita di autonomia e favorendo il mantenimento al proprio domicilio della popolazione over 75. Nell’autunno 2022, grazie alla disponibilità della S.S. Progetti Innovativi della ASLCN2, si delinea la possibilità di integrare nel progetto SENIOR anche un’iniziativa di orticoltura terapeutica, inserendo nell’alloggio didattico un impianto per la coltura idroponica. Infatti si evidenzia come le attività di orticoltura terapeutica potessero essere coerenti e funzionali al perseguimento degli obiettivi del progetto SENIOR e come anche una coltura non tradizionale, come la coltura idroponica, potesse da un lato portare innovatività e dall’altro dare un\'opportunità “adattata” di coltivazione ad anziani con possibili limiti fisici, contrastando la perdita di autonomia.
Descrizione sintetica
Gli healing garden permettono di promuovere e supportare la salute e il benessere delle persone, al fine di garantire una migliore qualità dell’assistenza. Per garantire una progettazione “paziente-specifica”, presso il nuovo Ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno (CN) e con il determinante sostegno della Fondazione Ospedale Alba Bra ONLUS, è stato adottato un approccio “partecipato”, coinvolgendo tutte le componenti del personale sanitario, per un totale di dieci incontri, con pazienti, caregiver e staff dei reparti interessati. Gli healing garden – “spazi di natura” – sono stati specificatamente progettati per consentire alle persone di poter beneficiare del contatto con la natura, sia in modo osservativo sia in modalità partecipativa. Infatti attraverso la mediazione di un professionista specificatamente formato in OT, il contatto con la natura e i conseguenti benefici vengono potenziati e resi fruibili alle diverse tipologie di utenze. L’OT si è sviluppata nel mondo anglosassone e ora sta avendo una spinta propulsiva anche nel contesto europeo e orientale. Non più limitata al trattamento delle malattie mentali, la pratica dell’OT ha guadagnato credibilità ed è stata impiegata per una gamma molto più ampia di diagnosi e opzioni terapeutiche, per le diverse fasce d’età; oggi è accettata come una modalità terapeutica benefica ed efficace. Le tecniche di OT sono impiegate per aiutare i partecipanti ad apprendere nuove abilità o a potenziare le abilità residue. L’OT aiuta a migliorare la memoria, le capacità cognitive, l\'iniziazione ai compiti, le abilità linguistiche e la socializzazione. Nella riabilitazione fisica, l’OT può aiutare a rafforzare i muscoli e migliorare la coordinazione, l\'equilibrio e la resistenza; le persone imparano a lavorare in modo autonomo, a risolvere i problemi e a seguire le indicazioni. L’OT si offre quindi quale strumento per perseguire obiettivi di ricerca del benessere di pazienti, visitatori e operatori sanitari, ma risulta un ottimo mezzo anche per supportare il raggiungimento di obiettivi nelle sfere cognitiva, emotiva, riabilitativa e sociale.
Unità organizzative e target professionale coinvolti
Al momento sono stati realizzati tre giardini: il primo presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC), il secondo presso il Servizio di Radioterapia e l’ultimo realizzato presso l’ingresso delle camere mortuarie e definito “giardino degli abbracci”. Al fine di poter condividere il progetto con il team professionale del Servizio di Radioterapia è stato organizzato un incontro di presentazione dell’iniziativa, in cui sono stati illustrati gli obiettivi dell’OT generali e quelli specifici, rispetto alle attività che si sarebbero realizzate. L’incontro è stato il 26 gennaio 2023. L’incontro si è svolto nella sala riunioni del Servizio di Radioterapia ed ha partecipato quasi tutto il personale del Servizio, con una rappresentanza di ciascuna figura professionale.
Orizzonte temporale/durata (in corso/conclusa; data di inizio, data di conclusione)
Le attività hanno preso avvio il 31 gennaio 2023 e si sono concluse il 6 aprile 2023.
Risorse e strumenti (RU, tecnologie, collaborazioni esterne, budget)
Nel corso delle sedute sono state realizzate attività di ortoterapia, alternando attività creative con materiali naturali (es. frottage, composizione coroncine di foglie e fiori, ecc.) e attività sensoriali (es. sgranatura della lavanda, manipolazione dei substrati colturali, ecc.). Per sviluppare gli spazi e creare gli healing gardens si è collaborato con il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università degli Studi di Milano. Gli interventi si sono concentrati su aree esterne vicine all'edificio e aree interne come terrazze e cortili, oltre a spazi liberi all'interno dell'ospedale; coinvolgendo nella progettazione il personale ospedaliero dei reparti di Radioterapia e di Psichiatria. I costi di creazione degli healing gardens sono stati rispettivamente di € 60.000 e di € 30.000, mentre i costi di installazione dell’impianto di idroponica sono stati di € 10.000.
Punti di forza
Il progetto si basa su una solida base scientifica, incorporando le conoscenze provenienti da diverse discipline. Ciò ha garantito che gli spazi verdi siano stati progettati per massimizzare il benessere dei fruitori in modo efficace. Il coinvolgimento attivo del personale ospedaliero fin dalle prime fasi del progetto ha permesso inoltre di adattare gli spazi verdi alle esigenze specifiche di ciascun reparto, garantendo un ambiente che facilita il loro lavoro e migliora la qualità dell'assistenza. Considerando le diverse esigenze dei pazienti, gli healing gardens sono stati progettati per essere inclusivi, tenendo in grande considerazione l’integrazione di luce naturale negli spazi verdi (fondamentale nel migliorare il benessere dei pazienti), gli aspetti di sostenibilità economica e gestionale e ulteriori misure per garantire la privacy e la sicurezza dei pazienti.
Criticità ed eventuali soluzioni adottate per superarle
Il coinvolgimento dei pazienti non è stato né semplice, né scontato. Da subito si è compresa l’esigenza di posizionarsi in sala d’attesa e non all’ingresso del Servizio, come precedentemente ipotizzato. L’avvio di attività in un angolo della sala d’attesa, dando il tempo ai presenti di osservare e pian piano di essere coinvolti laddove desiderato, è stata una buona scelta. Al contempo sono stati distribuiti sul bancone segreteria e sui tavolini della sala d’attesa dei volantini informativi relativi all’iniziativa ed è stato esposto su un leggio il calendario (vedi allegati), in cui erano indicate le date in cui sarebbero state svolte le attività in presenza. Si è inoltre scelto di mettere a disposizione degli utenti un quaderno, in cui liberamente si potesse esprimere il proprio parere circa l’iniziativa. Lo stesso “angolo del verde” è stato il setting dove i tirocinanti OT si collocavano, avviando le attività di OT e invitando alla partecipazione i pazienti e i loro caregiver che man mano giungevano al Servizio di Radioterapia per visita, trattamento, controllo. Dalla sala d’attesa era possibile fruire di una vista sul giardino esterno e accedervi attraverso una porta a vetri. Gli aspetti da pianificare meglio sono connessi a: necessità di prevedere più sedute ravvicinate per i pazienti in trattamento, in modo da “supplire” alla brevità delle sedute stesse con il loro incremento in frequenza. Si potrebbero prevedere almeno 2-3 sedute/settimana, in pari fascia oraria; esigenza di identificare la fase di trattamento del paziente, in modo da coinvolgerlo in un’iniziativa chiusa (che inizia e finisce nella stessa seduta se si tratta di paziente in visita di controllo), oppure in un’iniziativa aperta (che inizia nella seduta, ma che prosegue nelle successiva, se si tratta di paziente all’inizio del trattamento); – consapevolezza dei limiti connessi allo svolgimento dell’iniziativa di OT in inverno, con difficoltà ad uscire in giardino per il freddo, salvo ipotizzare una parziale copertura del cavedio esterno (simil serra). Inoltre non è stato possibile sfruttare appieno il suono derivante dallo scorrere dell’acqua, che potrebbe essere una possibile implementazione, avendo la possibilità di sedersi in giardino ad osservare ed ascoltare; necessità di provvedere al posizionamento di un sistema di chiamata esterno, al fine di evitare che i pazienti siano in ansia per la chiamata alla visita o al trattamento e non escano in giardino; necessità di prevedere strumenti di valutazione ben strutturati e validati, con chiara indicazione di variabili e indicatori, per la misurazione del perseguimento e raggiungimento degli obiettivi; esigenza di pianificare possibili strumenti per la raccolta del punto di vista/gradimento del paziente. L’assenza di dati provenienti da schede/questionari di valutazione da parte dei pazienti ha fatto sì che la partecipazione all’iniziativa fosse oltremodo libera e spontanea, ma ha anche ridotto la possibilità di disporre di dati e di descrivere meglio i risultati dell’iniziativa; esigenza di tenere in considerazione la gradualità della partecipazione e la possibilità che lo stesso paziente possa percorrere durante il percorso di OT diverse modalità, rispetto alle sue esigenze: 25 osservazione (segue da seduto con occhi e orecchi), osservazione “attiva” (si avvicina e guarda), partecipazione mediata da operatore, partecipazione sollecitata, partecipazione attiva (piena o parziale). È stato infatti osservato come sia necessario talora dare tempo (alcune persone al primo contatto osservano e partecipano successivamente) e in ogni caso accettare i limiti dei singoli, che possono preferire (anche solo occasionalmente in relazione alle loro condizioni cliniche) osservare e partecipare ai dialoghi, senza partecipare attivamente alle attività manuali; esigenza di coinvolgere il personale sanitario probabilmente con compiti attivi (monitoraggio parametri pazienti?) e proponendo una specifica formazione. Infatti il personale sanitario si è lasciato coinvolgere “individualmente”, ognuno come persona; non si è fatto parte attiva con i pazienti (incentivandoli, motivandoli, usando l’iniziativa come spunto per un dialogo, oppure chiedendo un parere sull’iniziativa). Probabilmente la novità dell’attività di OT e la breve informazione che è stata data, non hanno permesso di comprendere che l’attività di OT può costituire un supporto all’attività clinico assistenziale, se intesa come attività di équipe e integrata nel percorso di cura. Il personale sanitario è stato coinvolto emotivamente ed ha apprezzato l’iniziativa, partecipando direttamente alle attività e manifestando orgoglio per la produzione orticola del proprio Servizio, offerta al pasto nella mensa dei dipendenti; – verificare la possibilità di “avvicinare” gli impollinatori, all’impianto di coltivazione idroponica, in sicurezza, al fine di consentire alle piantine di fragola o pomodori di passare dal fiore al frutto.
Indicatori di risultato
n. di partecipanti % di pazienti, operatori e caregiver partecipanti.
Risultati conseguiti/Follow up
Sono state svolte complessivamente n. 16 sedute (n. 8 al mattino e n. 8 al pomeriggio), per un totale di oltre n. 32 ore di intervento. Si sono svolte quindi l’80% delle sedute pianificate. La concomitanza di più progetti e le esigenze lavorative delle tirocinanti OT non hanno permesso il pieno rispetto della calendarizzazione. In un paio di occasioni (20 e 28 febbraio) la seduta mattutina e la seduta pomeridiana si sono svolte nello stesso giorno. Le sedute si sono svolte sia indoor che outdoor, in relazione alla situazione climatica del giorno di intervento. Complessivamente hanno partecipato alle sedute complessivamente n. 99 persone (alcune persone hanno effettuato più sedute), per una presenza media a seduta di n. 6 persone. La partecipazione alle attività è avvenuta su base volontaria. Talora alcuni pazienti hanno partecipato consecutivamente alle sedute in cui eravamo presenti, altre volte hanno scelto di partecipare solo ad alcune. Sul totale delle sedute, nel 52% dei casi ne hanno fruito i pazienti, nel 36% dei casi i caregiver e nel 12% dei casi gli operatori sanitari/amministrativi. Si sono potute osservare diverse modalità di avvicinamento alle attività: a) iniziativa autonoma da parte della persona (paziente/accompagnatore); b) dopo sollecitazione alla partecipazione; c) osservazione delle attività svolte dalle altre persone; d) rifiuto di coinvolgimento. La partecipazione alle attività è stata differenziata: a) attiva e propositiva; b) esclusivamente osservativa; c) assistita mediante supporto dell’operatore. È stato così possibile distinguere tra persone che partecipavano e persone che preferivano osservare (non sono state censite le persone che rifiutano del tutto l’attività). Tra i pazienti il 69% ha partecipato alle attività e il 31% ha osservato, mentre tra i caregiver l’86% ha partecipato e il 14% ha osservato. Tutti gli operatori sanitari/amministrativi che si sono avvicinati all\'angolo verde hanno partecipato. Riportando la frequenza di partecipazione alle singole persone, hanno partecipato complessivamente alle attività di OT (intendendo persone che almeno una volta abbiano partecipato/osservato) n. 72 persone, 42% pazienti (n. 30), 43% caregiver (n. 31) e 15% operatori (n. 11).
Evoluzione/sviluppi previsti
L\'avvio delle attività di OT in Azienda, comprese quelle in radioterapia, psichiatria e nella Casa della Salute di Cortemilia, ha suscitato un crescente interesse tra gli operatori aziendali dei vari servizi. Questo interesse costituisce una solida base per lo sviluppo di ulteriori iniziative, che potrebbero essere estese anche a diverse tipologie di utenti, come ad esempio pazienti con disturbi del comportamento alimentare o pazienti psichiatrici in fase cronico-riabilitativa. La prospettiva è quella di continuare a sfruttare l\'innovazione e la sostenibilità delle attività di OT, offrendo così un supporto unico e benefico a un\'ampia gamma di pazienti e operatori.
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