9 novembre 2022

Se si spengono gli ospedali

Il "caro energia" potrebbe trasformarsi in un'urgenza drammatica per le strutture della sanità, costrette ad affrontare bollette sempre più onerose. Un'esplosione dei costi che non può portare a una razionalizzazione nell'utilizzo di macchinari e riscaldamenti. E il rischio è che si rinunci a nuove assunzioni e alla stabilizzazione dei precari in un momento in cui mancano all'appello decine di migliaia di medici.

Il “caro energia” potrebbe trasformarsi in un’urgenza drammatica per le strutture della sanità, costrette ad affrontare bollette sempre più onerose. Un’esplosione dei costi che non può portare a una razionalizzazione nell’utilizzo di macchinari e riscaldamenti. E il rischio è che si rinunci a nuove assunzioni e alla stabilizzazione dei precari in un momento in cui mancano all’appello decine di migliaia di medici.

di Laura Della Pasqua

Qualche medico ha cominciato già in estate a risparmiare sulla bolletta energetica chiudendo l’aria condizionata e lasciando aperte le finestre. Ma cosa accadrà quando la temperatura scenderà in modo significativo? E comunque ciò che negli studi privati è possibile, non lo è negli ospedali. Finora l’attenzione si è concentrata su famiglie e imprese con gli esperti che dispensano consigli su come abbattere i costi, riducendo la frequenza delle docce o, per le imprese, cambiando gli orari di lavoro, concentrando l’attività nelle ore di luce, dove è possibile.

Un pezzo di Italia è invece entrato in una sorta di cono d’ombra come se i rincari non la riguardassero. Non siamo ancora al taglio dei servizi, ma anche gli ospedali devono fare i conti con la crisi energetica alla quale si aggiunge l’inflazione. Il decreto Aiuti Ter ha stanziato 400 milioni di euro destinati al Fondo sanitario per il settore ospedaliero, comprese Rsa e strutture private. Questi, sommati al miliardo disposto con l’assestamento di bilancio di agosto, fanno lievitare il Fsn 2022 di 1,4 miliardi. Ma il contributo è una tantum e, come hanno già sottolineato le istituzioni di settore, copre solo una esigua parte degli aumenti e lascia scoperti nuovi rincari.

L’allarme è stato lanciato dalla Fiaso, la Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere, e ora si attende una risposta dal nuovo governo.

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Data

9 novembre 2022

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